venerdì 24 aprile 2015

"Lettera non spedita" di Daniele Riva








Carissima Eleonora,
ti ho vista ieri pomeriggio davanti all’Arena. Eri appena scesa dal 2 e controllavi l’orologio, probabilmente avevi un appuntamento: andavi di fretta. Vestita di nero eri ancora più bella, le braccia nude abbronzate, i capelli raccolti come quando andavamo al mare la domenica. Ti guardavo camminare sui tacchi alti, attenta che non si incastrassero nei binari del tram: avevi un modo così signorile, così nobile, di muoverti. Mi hai ricordato cosa mi ha fatto innamorare di te quel giorno di fine maggio: la tua grazia. E la tua bocca dolce, dove un tempo morivano tutti i miei guai.
Sto bevendo un bicchiere di Pinot grigio adesso e il suo sapore mi fa ripensare a quella volta che siamo stati ad Alassio, ri¬vedo le luci gialle della sera, i pitosfori, le palme. Rivedo le nostre sere e i nostri luoghi: l’hotel, la gelateria vestita di luci azzurre, il muretto, la spiaggia stretta a ridosso della strada... Forse fu in quei giorni che l’amore tra noi ebbe la sua massima intensità. L’amore a due, intendo. Perché la massima intensità quell’amore ce l’ha adesso, in me solo. È divampato come un fuoco alimentato dal vento appena ti ho rivista. Era una brace che da sempre covava in me ed è bastato un nulla a ridarle vigore.
Tu eri lì, dall’altro lato della strada, a una decina di metri da me, elegante ed altera. Il traffico di automobili e furgoni fluiva per Via Legnano: ho avuto la tentazione di scansare auto per auto, gettarmi verso di te. Ho avuto l’idea di gridare il tuo nome: ti saresti voltata, mi avresti individuato tra la gente in attesa al semaforo. Mi avresti sorriso, probabilmente. O avresti fatto finta di niente, magari solo un fugace cenno di saluto. Ma nulla di tutto ciò: sono rimasto muto, fermo ad aspettare il verde. E magari bastava che ti chiedessi di te, bastava che ti invitassi a bere un caffè per ricordare i bei tempi… Non so se mi sia mancato il coraggio o se mi sia venuta meno la voglia, stregata dai ricordi o dall'impossibilità di risvegliare il passato.
Tornato a casa ho trovato i miei ricordi boccheggianti come pesci rossi sfuggiti a una boccia di vetro: li ho rimessi nell’acqua e ho scoperto di non amare te, ma il tuo rimpianto.









Ringrazio Daniele per la gentile concessione di questa splendida lettera, pubblicata sul sito "Nom de plume"di Giugno

Lettere d'amore imprigionate






Se la mia vita ricominciasse la cambierei, verrei a cercarti da bambino e crescerei insieme a te, non commetterei gli stessi errori, non sarei di altre donne e scoprirei con te tutte le gioie. I miei occhi non cercherebbero ed io avrei quello che bramo. Se la mia vita ricominciasse i figli sarebbero i tuoi con il tuo viso, la dolcezza, il temperamento. Ogni notte ti starei accanto e il giorno colmerei di te, respirerei il tuo profumo e t’inebrierei d’amore, mi nutrirei del tuo corpo e attenderei la vecchiaia incrociando le dita delle mani con le tue. Se la mia vita ricominciasse sarebbe la tua vita. Fai ciò che vuoi di quello che rimane.
 Claudio Nocera, San Vittore