sabato 6 settembre 2014

__ Cesare Pavese - "Risveglio" __

Questa notte avevo subito una grossa umiliazione: di quelle che ci colgono in mezzo alla gente senza che la gente se ne accorga. Continuammo a sorridere, io e i miei interlocutori, come se nulla fosse avvenuto, e per loro infatti nulla era avvenuto: semplicemente era stata detta una parola che per tutti, me compreso, era uno scherzo. Ma un attimo dopo respiravo a fatica e me ne stavo aggobbito nel mio angolo, stordito e assorto come uno smemorato. Fortuna che nessuno mi badò e tutti pensavano a parlare e farsi ascoltare. Riuscii anzi poco dopo a interloquire anch'io: cercai di riportare il discorso alla frase di prima; se fosse debolezza, o una sfida alla mia angoscia, non so.
Quando tutti se ne furono andati, io che pure mi mostravo assonnato e cascante, accompagnai verso casa l’amico P. L’amico taceva di buon umore e, visto che non parlavo, mi sbirciava incuriosito. Io mi chiedevo perché mi fossi messo con lui; e anelavo la solitudine del ritorno per abbandonarmi all'avvilimento e toccarne il fondo. C’era qualcosa di non detto tra noi, e la cautela dell’amico inconsapevole aggiungeva disagio alla mia disperazione. Perché quella notte ero davvero disperato. […]
Era notte di giugno, e l’oscurità palpitava. Io misuravo la mia angoscia a tanta dolcezza, e scavavo scavavo a ogni passo nel mio dolore come se tutta la tenebra ne fosse intrisa e bastasse avanzare per sentirsene addosso il peso sempre più intollerabile. M’accorsi a un tratto – e mi fermai – che mi era caduta di mente l’innocua parola da cui tutto era cominciato.
Come definire un uomo toccato così profondamente da una parola?Un uomo!Penso che basti! Una sola parola può ferire,far male al punto da cambiare totalmente la nostra visione della vita,della realtà,produrre infelicità a cosa porta?Risvegliarsi e costatare che la realtà era inversamente proporzionale alle nostre speranze,quel risveglio è la solitudine totale,irrimediabile,in quel risveglio si accumula il male di vivere,quando un uomo si uccide possiamo dire che una mano invisibile,fatta di tante mani,disattente,distratte,pesanti, lo  ha colpito ,fino a finirlo.

venerdì 5 settembre 2014

Cesare Pavese, 4 settembre 1927

«E scriverò per te,
per il tuo ricordo straziante
pochi versi dolenti
che tu non leggerai più. 
Ma a me staranno atroci
inchiodati nel cuore
per sempre».

martedì 2 settembre 2014

- Charles Bukowski, Stile -

Lo stile è una risposta a tutto.
un nuovo modo di affrontare un giorno noioso o pericoloso
fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile.
fare una cosa pericolosa con stile è ciò che io chiamo arte.
La corrida può essere arte

Boxare può essere arte.
Amare può essere arte.
Aprire una scatola di sardine può essere arte.
Non molti hanno stile.
Non molti possono mantenere lo stile.
Ho visto cani con più stile degli uomini,
Sebbene non molti cani abbiano stile.
I gatti ne hanno in abbondanza.

Quando Hemingway si è fatto saltare le cervella con un fucile, quello era stile.
Alcune persone ti insegnano lo stile.
Giovanna d'Arco aveva stile.
Giovanni il Battista.
Gesù
Socrate.
Cesare.
García Lorca.
In prigione ho conosciuto uomini con stile.
Ho conosciuto più uomini con stile in prigione che fuori di prigione.
Lo stile è una differenza, un modo di fare, un modo di esser fatto.
Sei aironi tranquilli in uno specchio d'acqua, o tu, mentre esci dal bagno nuda senza
vedermi.





lunedì 1 settembre 2014

[Josè Saramago]La solitudine

La solitudine non è vivere da soli,
la solitudine è il non essere capaci
di fare compagnia a qualcuno
o a qualcosa che sta dentro di noi;
la solitudine non è un albero
in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui:
è la distanza fra la linfa profonda e la corteccia,
tra la foglia e la radice.