lunedì 22 dicembre 2014

Giovanna a Davide


Mio caro Davide, da Quando non ci sei Più, Martina mi chiede Spesso di te. Lei ti chiama Ancora Simone. Ma presto le racconterò la tua storia. Ieri al lavoro, per la prima volta mi Hanno Chiesto di tariffa ONU dolce da sola. Indovina Quale Gli ho Fatto? Il capo pasticciere non ha Fatto commenti, però l'ha aggiunto alla lista di Quelli da preparare per la domenica. Credo Che sia Un buon segno. Filippo e riuscito a farsi Cambiare di turno. Sembrava Che Avessé Vinto la lotteria. Era Così entusiasta, e io capito Ho Che per il Momento Non Posso chiedergli di Più. Sai, Quando penso a Lorenzo, ho paura di Avere Già cominciato a dimenticare il Suo volto, un non Ricordare Più la SUA voce. Cosa Stará Facendo in this Momento? A chi STARA Sorridendo? Ho Ancora bisogno di Una Tua Parola, Davide, di ONU Tuo sguardo, di ONU Tuo gesto. Ma poi allimprovviso sento i Tuoi gesti nia miei, riconosco ti Nelle mie parole. Tutti Coloro Che se ne Vanno, ti lasciano sempre addosso un po di sè? E  questo il segreto della memoria? Se E COSI Allora, mi sento Più sicura Perché So Che non sarò mai sola ... "

Bartleboom a Nessuno


"Posa la penna, Piega Il Foglio, lo infila in Una busta. Si alza, Prende dal Suo baule Una scatola di mogano, solleva il Coperchio, ci Lascia Cadere dentro La lettera, aperta e senza Indirizzo. Nella scatola ci Sono centinaia di buste Uguali. Aperte e senza Indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui Pensa Che da Qualche Parte, nel Mondo, Incontrera Un giorno una donna Che, da sempre, e La sua donna. Ogni tanto si rammarica Che il destino si Ostini un FARLO Attendere con tanta tenacia indelicata, ma col tempo ha Imparato a considerare la cosa con grande serenità OGNI Quasi giorno, Ormai da anni, Prende la penna in mano e non ha Scrive nomi e non ha Indirizzi da METTERE Sulle buste:.. ma ha Una vita da Raccontare. E a chi, se non a lei? Lui Pensa Che when si incontreranno Sarà bello posarle sul grembo Una scatola di mogano Piena di lettere e dirle -Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e Lentamente, when Vorra, Leggera le lettere Una ad Una e Risalendo ONU chilometrico filo di inchiostro blu si Prendèra Gli anni -i giorni, Gli istanti- Che quell'uomo, prima di conoscerla Ancora, gia le AVEVA regalato. O forse, Più Semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita Davanti a Quella buffa nevicata di lettere sorriderà Dicendo a quell'uomo -Tu sei matto. E per sempre lo amera. "

martedì 9 dicembre 2014

[I dialoghi con Leucò - Cesare Pavese]

Calipso = Non sei con me, Odisseo. Tu non accetti l’orizzonte di quest’isola. E non sfuggi al rimpianto.
Odisseo = Quel che rimpiango è la parte viva di me stesso, come di te il tuo silenzio. Che cosa è mutato per te da quel giorno che terra e mare ti obbedivano ? Hai sentito ch’eri sola  e che eri stanca e scordato i tuoi nomi. Nulla ti è stato tolto. Quello che sei l’hai voluto.
Calipso = Quello che sono è quasi nulla, caro. Quasi mortale, quasi un’ombra come te. E’ un lungo sonno cominciato chissà quando e tu sei giunto in questo sonno come un sogno. Temo l’alba, il risveglio; se tu vai via, è il risveglio.
Odisseo = Sei tu, la signora, che parli ?
Calipso = Temo il risveglio, come tu temi la morte. Ecco, prima ero morta, ora lo so. Non restava di me su quest’isola che la voce del mare e del vento. Oh non era un patire. Dormivo. Ma da quando sei giunto hai portato un’altr’isola in te.
[I dialoghi con Leucò - Cesare Pavese]

martedì 2 dicembre 2014

By this river


Siamo qui
Ipnotizzati da questo fiume
Tu ed io
Sotto un cielo che continua a cader giù, giù, giù
Continua a cader giù

Dopo aver attraversato il giorno
Come se fossimo in un oceano
Stiamo aspettando qui
Sempre senza ricordare perché siamo venuti, venuti, venuti
Mi domando perché siamo venuti

Tu mi parli
Come se lo facessi a distanza 
Ed io rispondo
Con sensazioni prese da un altro tempo, tempo, tempo,
Da un altro tempo.

sabato 29 novembre 2014

Prima lettera di Eloisa per Abelardo


Quei piaceri d’amor che abbiamo gustato insieme sono stati così dolci per me, che non posso pentirmene e nemmeno cancellarne il ricordo. Da qualunque parte mi volga mi sono sempre davanti agli occhi con tutta la forza della loro attrazione. Anche quando dormo mi perseguitano le loro illusioni; perfino nei momenti solenni della messa, quando la preghiera deve essere più pura, le immagini oscene di questi piaceri si impadroniscono talmente della mia povera anima che mi abbandono più a queste turpitudini che alla preghiera. Io, che dovrei piangere su quello che ho fatto, sospiro invece per ciò che ho perduto, e non solo quello che abbiamo fatto insieme, ma i luoghi, i momenti in cui l’abbiamo fatto sono talmente impressi nel mio cuore che li rivedo con te in tutti i particolari e non me ne libero nemmeno durante il sonno. Talvolta anche i movimenti del corpo rivelano i pensieri dell’anima ed esse si tradiscono con parole involontarie. Come sono infelice e come ho diritto di ripetere quel lamento di un’anima gemente: ”Me sventurata chi mi libererà da questo corpo di morte?”

lunedì 3 novembre 2014

Howard Phillips Lovecraft - Lettere dall'Altrove

La verità non esiste e la vita come la immaginiamo di solito è una rete arbitraria e artificiale di illusioni da cui ci lasciamo circondare. Sappiamo che esse sono il semplice risultato di accidenti o punti di vista, ma non abbiamo nulla da guadagnare ad abbatterle. E infatti, è straordinariamente insensato voler abbattere con un forcone da stalla un miraggio che non è mai esistito. Penso che all'uomo assennato convenga scegliere le fantasie che più gli aggradano e crogiolarvisi innocentemente, conscio del fatto che, siccome la realtà non esiste, non c'è niente da guadagnare e molto da perdere nel buttarle via. Ancora, non esistono fantasie preferibili ad altre, perché la misura del loro valore dipende dal rispettivo grado di adattamento alla mente che le contiene.

lunedì 27 ottobre 2014

“Non riusciva a trovare una voce con la quale parlare” Lou Reed



«Mi spiace principessa,
sono lento ad amare.
Credimi, è inesperienza
L’incapacità di mostrare affetto,
i lunghi minuti senza parole
e poi forse un maldestro sfiorare
mentre sorseggio vino, mentre ogni volta
ho pensato “Diglielo!”. Ma non l’ho fatto.
Invece rimango inquieto e pensoso,
Come mi dicono facciano i bambini in adolescenza,
Ma non ho detto: “Ho percorso miglia
Fa così freddo fuori, per esserti accanto
Senza piani o sotterfugi in testa,
so che sembro morto, imbronciato e silenzioso
ma il mio bisogno più grande è essere con
te, in silenzio.
Non riesco a parlare di persona
parlo per telefono
Senza guardare negli occhi, e poi dico
quello che di persona taccio.


martedì 21 ottobre 2014

Da Napoleone a Giuseppina






“Non è passato giorno che non t’amassi; non è passata notte che non ti stringessi fra le braccia; non ho preso una tazza di thè senza maledire la gloria e l’ambizione che mi tengono lontano dall’anima della mia vita. In mezzo agli affari, alla testa delle truppe, percorrendo i campi di battaglia, la mia adorabile Giuseppina è sola nel mio cuore, occupa il mio spirito, assorbe il mio pensiero. Se mi allontano da te con la velocità di un torrente del Rodano, è per rivederti più in fretta. Se, nel mezzo della notte, mi alzo per lavorare ancora, è che questo può anticipare di qualche giorno l’arrivo della mia dolce amica e, tuttavia, nelle tue lettere del 23, del 26 ventoso, mi davi del Voi. Voi, tu stessa. Ah, Cattiva! Come hai potuto scrivere questa lettera? Come è fredda! E poi dal 23 al 26 ci sono quattro giorni; che cosa hai fatto per non aver scritto a tuo marito? Ah! Amica mia, questo Voi e questi quattro giorni mi fanno rimpiangere la mia antica indifferenza. Sfortuna a colui che ne sarebbe la causa! Possa egli, per pena e per supplizio, provare ciò che la convinzione e l’evidenza che servirono il tuo amico, mi farebbero provare! L’inferno non ha supplizio, né le furie serpenti! Voi!Voi! Ah! Che ne sarà fra quindici giorni? La mia anima è triste; il mio cuore è schiavo e la mia immaginazione mi spaventa! Tu mi amavi meno, tu sarai consolata. Un giorno tu non mi amerai più, dimmelo, saprei almeno meritare la sfortuna! Addio, donna, tormento, speranza, felicità e anima della mia vita, che io amo, che temo, che mi ispira dei sentimenti teneri che mi chiamano alla natura, a dei movimenti tempestosi vulcanici come il tuono. Non ti chiedo né amore eterno, né fedeltà, ma solamente verità, franchezza senza limiti. Il giorno che mi dirai: ti amo di meno, sarà o l’ultimo del mio amore o l’ultimo della mia vita. Se il mio cuore fosse cosi vile da amare senza ritorno, lo farei a pezzi con i denti. Giuseppina! Giuseppina! Ricordati ciò che ti ho detto talvolta: la natura mi ha fatto l’animo forte e deciso; essa ti ha costruito di pizzo e di garza. Hai smesso di amarmi!! Perdono, anima della mia vita, la mia anima è tenera su vaste combinazioni. Il mio cuore, interamente occupato da te, ha dei timori che mi rendono infelice. Mi secca non poterti chiamare col tuo nome. Attendo che tu me lo scriva. Addio! Ah! Se tu mi amassi di meno, non mi avresti mai amato. Sarei allora proprio da compatire.”



Un uomo,il grande generale Bonaparte,reso fragile dalla freddezza della sua compagna,quel "voi"e "quattro giorni di silenzio",fanno vacillare ogni certezza,procurando il tormento quel sentimento che lascia emergere la tenerezza e la passione,che sente per Giuseppina.
"L'amore ha bisogno di parole semplici ma di tormenti immensi,perchè l'amore non vuole scorrere lento come un fiume nel suo letto,ma come mare in tempesta...vuole inondare tutto ciò che si possiede,è questa la sua natura e non ne ha altre;Se non fragili illusioni,brezze,per cui ciascuno..... non si senta abbandonato".
Forse non  si dovrebbe arginare il bene,non è sano,è svilente e svilire un sentimento, è un peccato che ha un prezzo troppo alto.Bisogna avere il coraggio di vedere dove porta,correre il rischio.

sabato 6 settembre 2014

__ Cesare Pavese - "Risveglio" __

Questa notte avevo subito una grossa umiliazione: di quelle che ci colgono in mezzo alla gente senza che la gente se ne accorga. Continuammo a sorridere, io e i miei interlocutori, come se nulla fosse avvenuto, e per loro infatti nulla era avvenuto: semplicemente era stata detta una parola che per tutti, me compreso, era uno scherzo. Ma un attimo dopo respiravo a fatica e me ne stavo aggobbito nel mio angolo, stordito e assorto come uno smemorato. Fortuna che nessuno mi badò e tutti pensavano a parlare e farsi ascoltare. Riuscii anzi poco dopo a interloquire anch'io: cercai di riportare il discorso alla frase di prima; se fosse debolezza, o una sfida alla mia angoscia, non so.
Quando tutti se ne furono andati, io che pure mi mostravo assonnato e cascante, accompagnai verso casa l’amico P. L’amico taceva di buon umore e, visto che non parlavo, mi sbirciava incuriosito. Io mi chiedevo perché mi fossi messo con lui; e anelavo la solitudine del ritorno per abbandonarmi all'avvilimento e toccarne il fondo. C’era qualcosa di non detto tra noi, e la cautela dell’amico inconsapevole aggiungeva disagio alla mia disperazione. Perché quella notte ero davvero disperato. […]
Era notte di giugno, e l’oscurità palpitava. Io misuravo la mia angoscia a tanta dolcezza, e scavavo scavavo a ogni passo nel mio dolore come se tutta la tenebra ne fosse intrisa e bastasse avanzare per sentirsene addosso il peso sempre più intollerabile. M’accorsi a un tratto – e mi fermai – che mi era caduta di mente l’innocua parola da cui tutto era cominciato.
Come definire un uomo toccato così profondamente da una parola?Un uomo!Penso che basti! Una sola parola può ferire,far male al punto da cambiare totalmente la nostra visione della vita,della realtà,produrre infelicità a cosa porta?Risvegliarsi e costatare che la realtà era inversamente proporzionale alle nostre speranze,quel risveglio è la solitudine totale,irrimediabile,in quel risveglio si accumula il male di vivere,quando un uomo si uccide possiamo dire che una mano invisibile,fatta di tante mani,disattente,distratte,pesanti, lo  ha colpito ,fino a finirlo.

venerdì 5 settembre 2014

Cesare Pavese, 4 settembre 1927

«E scriverò per te,
per il tuo ricordo straziante
pochi versi dolenti
che tu non leggerai più. 
Ma a me staranno atroci
inchiodati nel cuore
per sempre».

martedì 2 settembre 2014

- Charles Bukowski, Stile -

Lo stile è una risposta a tutto.
un nuovo modo di affrontare un giorno noioso o pericoloso
fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile.
fare una cosa pericolosa con stile è ciò che io chiamo arte.
La corrida può essere arte

Boxare può essere arte.
Amare può essere arte.
Aprire una scatola di sardine può essere arte.
Non molti hanno stile.
Non molti possono mantenere lo stile.
Ho visto cani con più stile degli uomini,
Sebbene non molti cani abbiano stile.
I gatti ne hanno in abbondanza.

Quando Hemingway si è fatto saltare le cervella con un fucile, quello era stile.
Alcune persone ti insegnano lo stile.
Giovanna d'Arco aveva stile.
Giovanni il Battista.
Gesù
Socrate.
Cesare.
García Lorca.
In prigione ho conosciuto uomini con stile.
Ho conosciuto più uomini con stile in prigione che fuori di prigione.
Lo stile è una differenza, un modo di fare, un modo di esser fatto.
Sei aironi tranquilli in uno specchio d'acqua, o tu, mentre esci dal bagno nuda senza
vedermi.





lunedì 1 settembre 2014

[Josè Saramago]La solitudine

La solitudine non è vivere da soli,
la solitudine è il non essere capaci
di fare compagnia a qualcuno
o a qualcosa che sta dentro di noi;
la solitudine non è un albero
in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui:
è la distanza fra la linfa profonda e la corteccia,
tra la foglia e la radice.

domenica 31 agosto 2014

Antonia Pozzi - da "Lettere a Tullio Gadenz" __

 Perché non per astratto ragionamento, ma per un’esperienza che brucia attraverso tutta la mia vita, per una adesione innata, irrevocabile, del più profondo essere, io credo, Tullio, alla poesia. E vivo della poesia come le vene vivono del sangue. Io so che cosa vuol dire raccogliere negli occhi tutta l’anima e bere con quelli l’anima delle cose e le povere cose, torturate nel loro gigantesco silenzio, sentirle mute sorelle al nostro dolore. […]

venerdì 29 agosto 2014

Ingrid Bergman a Roberto Rosselini

Cher Monsieur Rosselini, J’ai vu vos films Rome, ville ouverte et Païsan, et les ai beaucoup appréciés. Si vous avez besoin d’une actrice suédoise qui sait très bien parler anglais, qui n’a pas oublié son allemand, qui n’est pas très compréhensible en français, et qui en italien ne sait dire que « ti amo », alors je suis prête à venir faire un film avec vous. Ingrid Bergman 


 C’est avec beaucoup d’émotion que je viens de recevoir votre lettre : elle me parvient le jour même de mon anniversaire et en est le plus beau cadeau. Ce qui est sûr, c’est que je rêvais de faire un film avec vous et qu’à partir de maintenant je ferai tout mon possible pour que cela arrive. Je vous 
écrirai une longue lettre afin de vous soumettre mes idées. De concert avec mon admiration la plus fervente, je vous prie d’agréer l’expression de ma gratitude, ainsi que celle de mes sincères salutations, Roberto Rosselini, Hôtel Excelsior, Rome