lunedì 25 novembre 2013

LETTERA DI Sarah Bernhardt à Jean Mounet-Sully

Dopo l'amore e l' estasi, il dolore, i colpi e la lenta scivolata verso l'inferno, l'esistenza di Sarah Bernhardt, nato il 25 settembre, è il contrario di un racconto di fata ma, a forza di una volontà prodigiosa e di un talento inaudito, è diventata l'attrice celebre e ha ammirato della grande Parigi. I suoi amori furono come i suoi ruoli, sublimi e tragici,: questa lettera spaventosa ne parla tristemente.  



Sì, Jean, sì sei stato brutale, ingiusto e hai superato la misura. Ho sentito che il tuo dispotismo uccideva per sempre i miei sogni di avvenire, perché ne facevo anche. La fiducia rinasce con l'amore e, alcune menzogne che ti ho fatto (menzogne che provavano la mia tenerezza), non dovevi accusarmi. Ho detto la verità, Jean, da un mese ho cozzato quantità di volta contro questa indomabile gelosia che ti fa camminare sulle leggi della buona creanza ad ogni proposito ed in qualche luogo  che siamo. Mi hai fatto soffrire questa notte di tutte le angosce del dispiacere, ho pianto di dolore vero vedendo crollare sotto la tua mano brutale i sogni accarezzati dal mio cuore.  All'epoca delle mie ultime scene, mi sembrava bene che scuotevi molto i miei castelli ma si trovavano ancora in piedi, puntellati dalla mia tenerezza - questo è finito. Jean, sono crollati questa notte, e le rovine annegate nelle mie lacrime. Che dormono, questi cari sogni, non li voglio svegli. No, Jean, non ti ha mentito - due giorni fa, il mio cuore del piccolo dolore che avevo appena provato - il mio sguardo che incontra il tuo buono sguardo tutto luminoso di lacrime, mi sono sentita commossa e ti ho amato. Non voglio farti più di dispiacere che non è necessario, non ho il cuore. Non so se potrò guarire - hai avvilito la mia dignità di donna ad ogni istante, mentre avendo allontanato da me gli amici che mi cingevano, per svestirmi, ti sei imposto ugualmente entrando nel mio palco mentre i miei amici aspettavano alla mia porta. Dicevi loro così, ma la conosco questo è [mio] padrona, la vedo nuvola così ogni giorno. Non hai compreso, il mio povero Jean, che l'amore si dà ma non vuole che lo si prenda. Ho dovuto subire le tue violenze senza causare di scandalo; infine mi hai torturato con le armi che ti avevo messo in mano; la mia tenerezza, il mio amore per te ti ha servito di stendardo. Ah! mi hai fatto bene del male, Jean, te lo scuso poiché tale sembra essere il tuo desiderio. Ma da me perdono non è l'oblio. Guinzaglio dunque al mio cane non è l'oblio.] che dimentica e noi vedremo dopo ciò che potremo fare delle briciole del nostro reciproco amore. Non avere di dispiacere, il mio Jean, l'arte vai di nuovo riunirci pochi giorni. Lasceremo i nostri cuori. Arrivederci, Jean, ti abbandono la mia testa che hai contuso così vilmente. Possano i tuoi baci ravvivare l'amore sulle mie labbra. Ne dubito. Sarah Bernhardt

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