sabato 30 novembre 2013

Karl Marx A Jenny Marx

  Mio caro tesoro, ti scrivo di nuovo, perché sono solo e perché mi secca tenere continui dialoghi mentali con te, senza che tu ne sappia nulla o tu non mi possa rispondere[…] Io ti ho viva davanti a me e ti porto in palmo di mano, e ti bacio dalla testa ai piedi, e cado in ginocchio davanti a te, e sospiro: "Madame, io vi amo". E davvero io ti amo, più di quanto abbia amato il Moro di Venezia. Il mondo falso e corrotto coglie tutti i caratteri in modo falso e corrotto.

giovedì 28 novembre 2013

Bill Callahan - Ride My Arrow

Il suicidio di coppia di Georgette e Bernard,

 inseparabili anche nella morte

La no­ti­zia del sui­ci­dio di Ber­nard e Geor­get­te Ca­zes, in­tel­let­tua­li e co­niu­gi ul­traot­tan­ten­ni, sta scuo­ten­do le co­scien­ze e ha già ria­per­to il di­bat­ti­to su fi­ne-vi­ta ed eu­ta­na­sia in Fran­cia. Lui, fi­lo­so­fo e stu­dio­so di let­te­ra­tu­ra, fun­zio­na­rio di sta­to, fa­mo­so eco­no­mi­sta. Lei, in­se­gnan­te di let­te­re e la­ti­no e au­tri­ce di ma­nua­li sco­la­sti­ci.
Cazes
Si co­no­sco­no a Bor­deaux da stu­den­ti dopo la se­con­da guer­ra mon­dia­le, si ama­no e pas­sa­no la vita in­sie­me. Fan­no due fi­gli, di cui uno muo­re tra­gi­ca­men­te a cau­sa di un in­ci­den­te al­l’e­tà di 21 anni e alla cui me­mo­ria la ma­dre de­di­ca il li­bro sul­l’o­pe­ra di Prou­st. In­sie­me cu­ra­no an­che un’an­to­lo­gia di te­sti di Paul Hen­ry Thi­ry d’Hol­ba­ch, il ba­ro­ne ateo del­l’il­lu­mi­ni­smo fran­ce­se. Sem­pre in­sie­me han­no de­ci­so di sui­ci­dar­si sof­fo­can­do­si con dei sac­chet­ti di pla­sti­ca, den­tro una ca­me­ra del­l’al­ber­go Lu­te­tia a Pa­ri­gi. Il ca­me­rie­re sa­li­to per por­ta­re la co­la­zio­ne li ha tro­va­ti mor­ti, mano nel­la mano.
Il loro di­ven­ta un caso pub­bli­co, an­che per­ché la­scia­no una let­te­ra in cui spie­ga­no le mo­ti­va­zio­ni del loro ge­sto eac­cu­sa­no di­ret­ta­men­te la po­li­ti­ca. Geor­get­te e Ber­nard, dopo tan­ti anni di amo­re, non vo­glio­no che uno di loro so­prav­vi­va al­l’al­tro e non sop­por­ta­no l’i­dea di per­de­re l’au­to­no­mia a cau­sa de­gli ac­ciac­chi del­l’e­tà o di even­tua­li pa­to­lo­gie. Il fi­glio rac­con­ta che già da anni ave­va­no pre­so la de­ci­sio­ne di to­glier­si la vita in­sie­me.
Nel­la let­te­ra ri­tro­va­ta la cop­pia scri­ve: “la leg­ge proi­bi­sce il ri­cor­so a qual­sia­si pil­lo­la le­ta­le che per­met­te­reb­be una mor­te dol­ce. Ma la mia li­ber­tà non è for­se li­mi­ta­ta solo da quel­la de­gli al­tri? Con qua­le di­rit­to im­pe­di­re a una per­so­na che non ha più do­ve­ri, in re­go­la con il fi­sco, che ha la­vo­ra­to tut­ti gli anni do­vu­ti e si è de­di­ca­ta poi al vo­lon­ta­ria­to nei ser­vi­zi so­cia­li, con qua­le di­rit­to co­strin­ger­la a pra­ti­che cru­de­li, quan­do vor­reb­be solo la­scia­re se­re­na­men­te la vita?”.

An­che tra i fran­ce­si, poi­ché non esi­ste una leg­ge che lo con­sen­ta, solo i più ric­chi pos­so­no sce­glie­re di an­da­re in Sviz­ze­ra per il sui­ci­dio as­si­sti­to. In cam­pa­gna elet­to­ra­le il pre­si­den­te François Hol­land ave­va pro­mes­so una nor­ma per il fi­ne-vi­ta an­che in Fran­cia. Il co­mi­ta­to de­gli esper­ti isti­tui­to dal go­ver­no sul tema for­ni­rà il suo re­port en­tro il 16 di­cem­bre. È pre­ve­di­bi­le che il sui­ci­dio dei due in­tel­let­tua­li non farà che in­ten­si­fi­ca­re il con­fron­to sul tema Ol­tral­pe. In Ita­lia, in­ve­ce, il tema sem­bra an­co­ra tabù. Ep­pu­re, an­che da noi sono av­ve­nu­ti epi­so­di ecla­tan­ti, come quel­li dei re­gi­sti Ma­rio Mo­ni­cel­li, or­mai ma­la­to ter­mi­na­le e get­ta­to­si dal quin­to pia­no di un ospe­da­le, e Car­lo Liz­za­ni.
Il tema è sem­pre sen­ti­to e l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca ha as­sun­to po­si­zio­ni più lai­che ne­gli ul­ti­mi anni, spe­cial­men­te in se­gui­to alle vi­cen­de di Pier­gior­gio Wel­by ed Elua­na En­gla­ro. No­no­stan­te que­sto e no­no­stan­te l’im­pe­gno di di­ver­se as­so­cia­zio­ni, tra cui l’Uaar, per una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va po­po­la­re su te­sta­men­to bio­lo­gi­co ed eu­ta­na­sia, la po­li­ti­ca an­co­ra non ri­spon­de alle istan­ze dei cit­ta­di­ni. A par­te un ti­mi­do ri­scon­tro da par­te del­la pre­si­den­tes­sa del­la Ca­me­ra Lau­ra Bol­dri­ni, il Par­la­men­to non ha an­co­ra il co­rag­gio di af­fron­ta­re la que­stio­ne. Una pa­vi­di­tà e un ci­ni­smo dia­me­tral­men­te agli an­ti­po­di del­l’a­mo­re di Geor­get­te e Ber­nard.

La libertà è scegliere come vivere e come andarcene,quando non abbiamo scelte non possiamo essere liberi,e questo vuol dire essere persone a metà,e se siamo persone a metà anche la vita ci viene dimezzata.Forse di questo ci si dovrebbe preoccupare.

mercoledì 27 novembre 2013

LETTERA DI M.BRANDO


LETTERA DI James Dean à Barbara Glenn

ALLA mia molto cara Barbara, non mi PIACE qui. Non amo le persone di qui. Li amo alla casa (New York) e ti amo  e voglio vederti. Devo sempre essere pietoso? Spingo se forte le persone a rigettarmi. Perché? Non ho voglia di scrivere questa lettera. Sarebbe più giudizioso custodire il silenzio. " Ehi ebbene! Sono sacrément grave. " Sono arrivato qui giovedì. Sono andato al deserto sabato, e delle settimane dopo a San Francisco. NON SO DOVE SONO. Ho affittato un'automobile per 2 settimane e ciò mi è costato 138 $. VOGLIO MORIRE. Ho detto a [parole sbarrate] ed a 5 altri come lei di andare a farsi vedere e quali nauseabonde, deboli e stupide prostitute erano. NON HO DIVISO IL MIO LETTO CON NESSUNO.Ed io non lo farò finché il film non è finito e che non ritorno sano e salvo a New-York, ciò è una comoda cittadina, ciò sembra incredibile ma è la verità lo giuro. Allora tuoi il colpo, smetti di respirare, ferma la città, ogni New York City finché, una tromba dovrebbe cantare qui, James Dean ritorni. Ehi ebbene! Sono sacrément grave. Non ho moto, non ho amica. Amata, scrivere delle cose in lettere capitali non si rivela neanche di un grande aiuto. Non ho trovato di luogo dove vivere ancora, vivo ancora con mio padre - Cara. Kazan mi ha mandato qui per prendere un poco di colore. Non ho visto ancora il sole. (cielo grigio e nebbia, voleva che abbia l'aria in buona salute. Somiglio ad una prugna. Non voglio stare troppo lontano da te

Mare Dentro - scena "Nessun Dorma"

lunedì 25 novembre 2013

PAOLO E FRANCESCA RAP - OBLIVION -PARODIA ROMANTICA





I' cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri».

Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno».

Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!».

Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere dal voler portate;

cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettuoso grido.

«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?».

Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».

Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».

E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.

Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

La canzone delle domande consuete...Guccini




Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente 

come se il tempo per noi non costasse l' uguale, 

come se il tempo passato ed il tempo presente 

non avessero stessa amarezza di sale. 


Tu non sai le domande, ma non risponderei 

per non strascinare parole in linguaggio d' azzardo; 

eri bella, lo so, e che bella che sei, 

dicon tanto un silenzio e uno sguardo... 

Se ci sono non so cosa sono e se vuoi 

quel che sono o sarei, quel che sarò domani, 

non parlare non dire più niente, se puoi, 

lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani... 

Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di te... 

Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse, 


trascinate dai giorni come piena di fiume 

tante cose sembrate e credute diverse,

come un prato coperto a bitume. 

Rimanere così, annaspare nel niente,

custodire i ricordi, carezzare le età; 

è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente

del diritto alla felicità... 

Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perchè? 

Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani? 

Esser tutto, un momento, ma dentro di te,

aver tutto, ma non il domani... 

Non andare... vai.. Non restare...stai... Non parlare... parlami di te... 

E siamo qui spogli in questa stagione che unisce 

tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove,

non so dire se nasce un periodo o finisce, 

se dal cielo ora piove o non piove... 

Pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene",

a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?"

Non c'è vento stasera. Siamo o non siamo assieme? 

Fuori c'è ancora una città? 

Se c'è ancora balliamoci dentro stasera, 

con gli amici cantiamo una nuova canzone...

tanti anni e son qui ad aspettar primavera, 

tanti anni ed ancora in pallone... 

Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di 

te... 
Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di 

noi...

LETTERA DI Sarah Bernhardt à Jean Mounet-Sully

Dopo l'amore e l' estasi, il dolore, i colpi e la lenta scivolata verso l'inferno, l'esistenza di Sarah Bernhardt, nato il 25 settembre, è il contrario di un racconto di fata ma, a forza di una volontà prodigiosa e di un talento inaudito, è diventata l'attrice celebre e ha ammirato della grande Parigi. I suoi amori furono come i suoi ruoli, sublimi e tragici,: questa lettera spaventosa ne parla tristemente.  



Sì, Jean, sì sei stato brutale, ingiusto e hai superato la misura. Ho sentito che il tuo dispotismo uccideva per sempre i miei sogni di avvenire, perché ne facevo anche. La fiducia rinasce con l'amore e, alcune menzogne che ti ho fatto (menzogne che provavano la mia tenerezza), non dovevi accusarmi. Ho detto la verità, Jean, da un mese ho cozzato quantità di volta contro questa indomabile gelosia che ti fa camminare sulle leggi della buona creanza ad ogni proposito ed in qualche luogo  che siamo. Mi hai fatto soffrire questa notte di tutte le angosce del dispiacere, ho pianto di dolore vero vedendo crollare sotto la tua mano brutale i sogni accarezzati dal mio cuore.  All'epoca delle mie ultime scene, mi sembrava bene che scuotevi molto i miei castelli ma si trovavano ancora in piedi, puntellati dalla mia tenerezza - questo è finito. Jean, sono crollati questa notte, e le rovine annegate nelle mie lacrime. Che dormono, questi cari sogni, non li voglio svegli. No, Jean, non ti ha mentito - due giorni fa, il mio cuore del piccolo dolore che avevo appena provato - il mio sguardo che incontra il tuo buono sguardo tutto luminoso di lacrime, mi sono sentita commossa e ti ho amato. Non voglio farti più di dispiacere che non è necessario, non ho il cuore. Non so se potrò guarire - hai avvilito la mia dignità di donna ad ogni istante, mentre avendo allontanato da me gli amici che mi cingevano, per svestirmi, ti sei imposto ugualmente entrando nel mio palco mentre i miei amici aspettavano alla mia porta. Dicevi loro così, ma la conosco questo è [mio] padrona, la vedo nuvola così ogni giorno. Non hai compreso, il mio povero Jean, che l'amore si dà ma non vuole che lo si prenda. Ho dovuto subire le tue violenze senza causare di scandalo; infine mi hai torturato con le armi che ti avevo messo in mano; la mia tenerezza, il mio amore per te ti ha servito di stendardo. Ah! mi hai fatto bene del male, Jean, te lo scuso poiché tale sembra essere il tuo desiderio. Ma da me perdono non è l'oblio. Guinzaglio dunque al mio cane non è l'oblio.] che dimentica e noi vedremo dopo ciò che potremo fare delle briciole del nostro reciproco amore. Non avere di dispiacere, il mio Jean, l'arte vai di nuovo riunirci pochi giorni. Lasceremo i nostri cuori. Arrivederci, Jean, ti abbandono la mia testa che hai contuso così vilmente. Possano i tuoi baci ravvivare l'amore sulle mie labbra. Ne dubito. Sarah Bernhardt

Islands - King Crimson

domenica 24 novembre 2013

Antony and Lou Reed - Candy Says (Legendado)

Lettre de Voltaire à Madame Denis


Vous autres femmes, vous êtes habituées à être le premier mobile des tragédies, comme vous l'êtes de ce monde.
 26 décembre 1750
 Je vous écris à côté d'un poêle, la tête pesante et le cœur triste, en jetant les yeux sur la rivière de la Sprée, parce que la Sprée tombe dans l'Elbe, l'Elbe dans la mer, et que la mer reçoit la Seine, et que notre maison de Paris est assez près de cette rivière de Seine ; et je me dis : ma chère enfant, pourquoi suis-je dans ce palais, dans ce cabinet qui donne sur la Sprée, et non pas au coin de notre feu ? Rien n'est plus beau que la décoration du palais du soleil dans Phaéton. Mademoiselle Astrua est la plus belle voix de l'Europe ; mais fallait-il vous quitter pour un gosier à roulades et pour un roi ? Que j'ai de remords, ma chère enfant ! Que mon bonheur est empoisonné ! Que la vie est courte ! Qu'il est triste de chercher le bonheur loin de vous ! Et que de remords si on le trouve ! Je suis à peine convalescent, comment partir ? Le char d'Apollon s'embourberait dans les neiges détrempées de pluie, qui couvrent le Brandebourg. Attendez-moi, aimez-moi, recevez-moi, consolez-moi, et ne me grondez pas. Ma destinée est d'avoir affaire à Rome de façon ou d'autre. Ne pouvant y aller, je vous envoie Rome en tragédie par le courrier de Hambourg, telle que je l'ai retouchée ; que cela serve du moins à amuser les douleurs communes de notre éloignement. J'ai bien peur que vous ne soyez pas contente du rôle d'Aurélie. Vous autres femmes, vous êtes habituées à être le premier mobile des tragédies, comme vous l'êtes de ce monde. Il faut que vous soyez amoureuses comme des folles, que vous ayez des rivales, que vous fassiez des rivaux ; il faut qu'on vous adore, qu'on vous tue, qu'on vous regrette, qu'on se tue avec vous. Mais, mesdames, Cicéron et Caton ne sont pas galants ; César et Catilina couchaient avec vous, j'en conviens ; mais assurément ils n'étaient pas gens à se tuer pour vous. Ma chère enfant, je veux que vous vous fassiez homme pour lire ma pièce. Envoyez prier l'abbé d'Olivet de vous prêter son bonnet de nuit, sa robe de chambre et son Cicéron, et lisez Rome sauvée dans cet équipage. […] J'ai besoin de plus d'une consolation. Ce ne sont point les rois, ce sont les belles lettres qui la donnent.


sabato 23 novembre 2013

Nella terra del vento di Ivano Fossati

QUESTO BRANO MI RICORDA UN POSTO,DOVE MI PIACEVA STARE,C'ERA UN GIARDINO E IL MARE,E UNA TERRAZZA E MOLTI VICOLI,ED ERA FACILE PERDERSI,MA RITROVARSI ERA INEVITABILE COME ACCADE PER TUTTE LE COSE CHE CONTANO VERAMENTE! LA COSE A VOLTE CAMBIANO FORMA MA L'ESSENZA RESTA INTATTA,CI SONO TERRITORI DOVE INVADERSI DEVE AVERE IL SAPORE DELLE SCELTE E DELLA CONSAPEVOLEZZA,DEL RISPETTO,A VOLTE I DESIDERI NON POSSONO BASTARE.EPPURE TUTTO QUESTO NON CAMBIA UNA SOLA VIRGOLA,UNA SOLA FOGLIA CHE IN QUEL VENTO SI è CULLATA E ANCORA SI CULLA.

Grazie
 per le rose d'inverno
 in un momento fiorite e in un giorno appassite di nuovo sai qui la gente mi ama
 la città il suo candore il suo passo il suo orgoglio e il suo nome
 Io sto qui
 nella terra del vento nella terra dei sogni sbiancati
 e dormo con la mia porta aperta
 in qualche modo
 da qualche parte
 molto lontano più a Ovest di qui
 ci sono giorni meno tersi di questi
 io non ho niente da ricordare a nessuno
 se non che io e te ci troveremo qui
 nella strada bruciata dal sale
 in questo bel silenzio
 Sarà il nostro destino che di noi non sa niente sarà
 e la sua regola
 ma i ricordi sono pieni di nomi per niente
 e ci fanno sentire lontani e sicuri
 Io sto qui
 nella terra del vento nella terra degli uomini
 io sto qui
 e io ti aspetto qui amore mio
 nella casa imbiancata di sale
 in questo bel silenzio

IVANO FOSSATI SETTEMBRE + TESTO. HD