sabato 13 agosto 2011

Scriverti


Di G.B
Scrivere, scriverti, ritrarti. Impregnarti
i capelli di tutte le
parole trattenute, sospese nell'aria, nel tempo, in
quel ramo di cortés carico di fiori gialli la cui
bellezza mi fa rizzare i capelli quando scendo
sola per strada pensierosa. Definire il mistero, il
momento preciso della scoperta, l'amore, questa
sensazione d'aria compressa dentro il corpo sinuoso,
l'esplosiva felicità che mi fa piangere e mi colora
gli occhi, la pelle, i denti, mentre divento
fiore, edera, castello, poesia, tra le tue mani che mi
accarezzano e mi sfogliano, facendo sorgere parole,
sconvolgendomi tutta, grondante del mio
passato, della mia infanzia, di ricordi felici,
di sogni, di mare che si infrange
contro gli anni, sempre
più bello e più grande,
più grande e più bello.

Come posso ghermire l'illusione, stringerla tra le mani e
liberarla davanti a te come una colomba felice
che voli via
a scoprire la terra dopo il diluvio; (scoprirti fin
nelle pieghe più sconosciute, impregnandomi di te
lentamente), come una carta assorbente,
perdendomi....
perdendoci ....tutti e due, nel mattino in cui
abbiamo fatto l'amore
con tutto il sonno, l'odore, il sudore della notte
salata sui nostri corpi, inzuppandoci d'amore,
facendolo grondare in grandi immense onde,
immergendoci nell'amore, bagnandoci con
l'amore che ci
soverchia.

venerdì 6 maggio 2011

Menandro a Glicera(Antica Grecia)



Di quale felicità potrei beneficiare lontano da te? In cosa  potevo prendere più soddisfazione rispetto al tuo amore? Grazie alla tua tenerezza e al buon carattere, anche la vecchiaia per me sembra dei giovani. Cerchiamo di essere adulti e poi vecchi insieme, e, per gli dèi, quando il tempo viene cerchiamo di essere insieme nella morte, senza nemmeno renderci conto che stiamo lasciando questo mondo,possa la gelosia essere sepolto mai con nessuno di noi nella tomba, così mai un sopravvissuto potrà godere di ogni altro amore. Non sia mai la mia sfortuna di vederti morire prima di me, poi, quale piacere sarebbe rimasto per me?
Sono attualmente soggiornato in Pireo a causa dei miei problemi di salute ... e le ragioni che mi hanno convinto a scrivere a te, mentre si alloggia in città per la festa sacra di Demetra, la Haloa, sono i seguenti: Ho ricevuto una lettera di Tolomeo, re d'Egitto, in cui mi implora, promettendo a destra mi regalmente tutte le cose buone del mondo, e mi invita a fargli visita, insieme a Filemone, a cui anche, dicono, una lettera sia stata inviata. In realtà, Filemone lo ha inviato a me: è per lo stesso effetto come il mio, ma non così cerimonioso o splendido nelle promesse che essa offre, in quanto non è scritto a Menandro. Lascialo pensare e contemplare ciò che vuole fare, ma io non aspetterò la sua opinione, per te, mio Glycera, sono la mia guida, la mia Areopago, il mio Heliaea, da Atena, sei sempre stata, e sarà sempre il mio tutto.
. Se Glycera è irritata con me, la stringo tra le mie braccia per strapparle un bacio, se è ancora arrabbiato,mi addolora, e, se è ancora pieno di risentimento o rancore,verserò lacrime, così non potra resistere al mio dolore, ma mi suppliccherà a sua volta , perchè io sono tutti e tutto per lei

sabato 23 aprile 2011

Lettere e mitologia:Arianna a Teseo




Le cose che leggi, Teseo, te le scrivo da questa spiaggia donde, senza di me, le vele han portato via la tua nave, dove io son stata indegnamente tradita e da un sonno funesto e da te, che al mio sonno hai teso un agguato.

Era il momento in cui la terra si ricopre di aghi di ghiaccio della brina e gli uccelli mormorano tra le fronde. Nel dormiveglia, ancora intorpidita dal sonno, muovo le mani per toccare Teseo. Non c’era nessuno. Le mani si ritirano e poi tastano ancora qua e là per il letto: non c’era nessuno. La paura dissolve il sonno all’istante: balzo in piedi atterrita e mi precipito fuori dal letto vuoto. Subito il mio petto risuona ai colpi delle mani mi strappo i capelli che il sonno aveva scompigliati. C’era il chiaro di luna; guardo se c’è qualcosa d’altro oltre la spiaggia: alla vista dei miei occhi nient’altro che la spiaggia si offre. Corro di qua. Di là, senza una meta precisa: la sabbia spessa rende lenti i miei passi di fanciulla. Frattanto su tutta la spiaggia gridavo: "Teseo!" e la scogliera concava mi restituiva il tuo nome e quante volte io ti chiamavo altrettante quel luogo chiamava. Persino il luogo voleva venir in aiuto a me misera.

C’era un monte; sulla cima si vedeva qualche pianta sparsa; di lì sporge un picco di roccia levigato dalle acque. Vi salgo (la passione me ne dava le forze) e così il mio sguardo può misurare in lungo e in largo la distesa delle onde. Di lì io vedo (anche i venti furon crudeli con me) le vele tese al Noto impetuoso. O le vidi, oppure furono i miei occhi a creder di vederle: restai più fredda del ghiaccio e quasi senza vita. Ma il dolore non mi lasciò a lungo come priva di sensi: mi sveglio proprio per il dolore, mi alzo e grido a gran voce il nome di Teseo. "Dove fuggi?" Era la mia voce "Ritorna, scellerato Teseo! Volgi il corso della tua nave! Il suo equipaggio non è al completo!"

Queste erano le mie grida, e quando non avevo più voce, erano i singhiozzi a parlare per me e alle mie parole si mischiavano le percosse sul petto. Se non mi potevi vedere, perché mi potessi almeno sentire le mie mani, con grandi gesti, facevan segnali. Attaccai vele bianche a dei lunghi rami per farmi ricordare a chi senza dubbio mi aveva già dimenticata.

Ormai eri fuori dalla mia vista: allora, finalmente, piansi. Le molli guance fino a quel momento eran rimaste paralizzate dal dolore. Ma che cosa di meglio avevano da fare i miei occhi se non piangere su di me dopo che si era cancellata la vista delle tue vele? Oppure erravo sola con i capelli scarmigliati come una baccante in preda alla furia del dio tebano, oppure guardando il mare sedevo fredda su uno scoglio e di sasso io ero, come il luogo dove sedevo.

Spesso torno al letto che ci aveva accolto entrambi, ma non ci darà più accoglienza e, per quanto mi è possibile, percorro con la mano, al posto tuo, l’impronta che hai lasciata e le coperte che hanno scaldato le tue membra. Mi stendo su questo letto bagnato dalle mie lacrime e gli grido: "Ti abbiamo calcato in due: due restituisci! In due siam venuti qui: perché non siamo in due ad alzarci? Perfido letto, dovìè la parte più grande di noi?"

Che cosa fare? Dove portare la mia solitudine? L’isola è selvaggia: non vedo le opere degli uomini e dei buoi messi al lavoro; il mare cinge d’ogni lato la costa; da nessuna parte un marinaio, nessuna nave può percorrere queste acque insicure.

Ammettiamo che mi si diano compagni, venti favorevoli e una nave: dove mi dirigerei? La terra del padre non mi dà certo possibilità d’accesso. Per quanto la mia nave filasse con buon corso su acque tranquille ed Eolo tenesse a freno i venti, sarei sempre una donna esiliata. Non ti vedrò più Creta disseminata di cento città, la terra che fu conosciuta da Giove bambino. Ahimè padre mio, e terra su cui regni, giusto genitore, nomi a me cari: siete stati traditi dalla mia azione quando a te, perché non restassi prigioniero del Labirinto, io diedi per guida quel filo con il quale tu potessi segnare il cammino. E allora mi dicevi: "Su questi stessi pericoli io giuro che tu, per tutta la vita che avremo, sarai mia".

Io son viva, e se anche tu vivi,sono tua, o Teseo, ma una donna annientata dall’inganno di un uomo spergiuro. Oh perfido, se tu avessi ucciso anche me con la clava con cui hai abbattuto il fratello: la morte ti avrebbe sciolto dalla promessa che mi avevi fatta. Ma io ora ho davanti non solo quello che devo patire, ma tutto ciò che può patire una donna abbandonata. Mille modi di patire mi si affacciano alla mente e la morte è una pena minore dell’aspettarla. Ecco che da una parte o dall’altra mi assale il terrore che vengan dei lupi a dilaniar le mie viscere con le loro fameliche zanne; forse questa terra nutre i fulvi leoni; chissà se quest’isola non cela anche delle tigri feroci? E del mare si dice che vomita foche mostruose. E chi non potrebbe impedire a delle spade di immergersi nel mio fianco? Almeno, io non sia fatta prigioniera con dure catene e non debba filare con mano di schiava enormi pesi di lana, io che son stata – ed è questo il ricordo più vivo – legata a te. Se guardo il mare, e le terre e la distesa delle spiagge, mi sento preda e nutrimento in balia delle belve feroci.

Se almeno vivesse Androgeo e tu non avessi dovuto pagar le tue colpe, terra di Cecrope, con la morte dei tuoi figli e se la tua mano superba, o Teseo, non avesse ucciso con il nodoso bastone l’essere mezzo uomo e mezzo toro, e io non ti avessi dato un filo perché ti segnassi il ritorno, quel filo che le tue mani si son tirate dietro!

Io non mi meraviglio che tu abbia calcato il suolo cretese: il tuo cuore di ferro, non poteva esser penetrato dalle corna. Eri così ben protetto dal tuo petto da non aver nemmeno bisogno di coprirti. Lì c’era un sasso, lì un diamante, lì, Teseo, avevi il mezzo per avere la meglio sulle pietre. No, tuo padre non è Egeo, e tu non sei figlio di Etra, figlia di Pitteo: gli scogli del mare ti han generato!

Sonni crudeli, perché mi avete impedito di agire? Ah, se dal sonno fossi insieme potuta passare alla notte eterna! Anche voi crudeli, o venti, troppo favorevoli, e vele gonfie a strapparmi le lacrime! Mano feroce, che mi hai ucciso il fratello e me insieme, e voi, giuramento fatto a me che lo chiedevo, parole vuote: contro di me si sono alleati il sonno, il vento e la promessa tradita; io, una fanciulla, sono stata tradita da una triplice causa.

Così a me non sarà dato da vedere, in punto di morte, le lacrime di una madre e non ci sarà nessuno a chiudere i miei occhi. Il mio spirito dannato se ne andrà in aure straniere e non ci sarà mano amica a unger d’unguenti le membra disposte nella morte; gli uccelli marini svolazzeranno sul mio cadavere insepolto. È questa sepoltura che premia le mie buone azioni? Tu, invece raggiungerai le porte della città di Cecrope; ricevuto dalla tua patria, quando in piedi, in mezzo a una folla bramosa d’ascoltarti avrai raccontato la morte dell’essere mezzo toro e mezzo uomo e descritto il palazzo scolpito nella roccia e tutto un intrico di corridoi ingannevoli, racconta anche che mi hai abbandonata in una terra deserta. Io non devo esser sottratta ai titoli della tua gloria!

Fosse piaciuto agli dèi che tu mi vedessi dall’alto della poppa della tua nave: la triste immagine avrebbe commosso il tuo volto. Anche adesso tu puoi vederla, non con gli occhi, ma con il cuore, mentre se ne sta ferma su uno scoglio, battuto dalle onde incostanti del mare. Soffermati sulla chioma nuda, in segno di lutto, e sulla tunica bagnata di pianto come se fosse intrisa di pioggia. Il mio corpo ha i brividi, come le spighe di grano battute dai venti freddi; sono incerti i caratteri della lettera, vergati da mano tremante.

Io non ti imploro in nome di quanto ti ho dato, perché mi ha portato alla rovina: nessuna riconoscenza ti chiedo per quello che ho fatto, ma nemmeno un castigo. Se anche io non fossi la causa della tua salvezza, non ci sarebbe tuttavia motivo perché tu debba essere la causa della mia morte.

Le mie mani stanche di colpire il petto in lutto le tendo, infelice, a te oltre la lunga distesa dei flutti: io ti mostro mesta i capelli che mi restano sul capo. Per quelle lacrime io ti prego che suscitano le tue imprese: gira la nave, Teseo, e torna, con le vele volte al contrario.

Se sarò già morta, potrai almeno raccogliere le mie ossa.

(Ovidio, Heroides)

venerdì 22 aprile 2011

Simon De Beauvoir a Nelson Algren



"Mio prezioso,adorato uomo di Chicago,a Parigi penso a te,e a Parigi mi manchi.
L'intero viaggio è stato meraviglioso.Non c'è mai stata notte finchè andavamo verso est.....
Stamattina ero nel cento di Parigi.Speravo che la sua bellezza mi avrebbe aiutato a dimenticare la mia tristezza;invece no.
Oggi c'è un tempo grigio e nuvoloso;è domenica,le strade sono vuote e tutto sembra monotono,buio,desolato.Forse il mio cuore è insensibile a Parigi.Il mio cuore è ancora a New York dove ci siamo detti arrivederci;è nella mia casa di Chicago,nel mio posto caldo contro il tuo cuore innamorato.Penso che fra due o tre giorni sarà un poco diverso.Devo concentrarmi sulla vita intellettuale e politica della Francia,sul mio lavoro e sui miei amici.Ma oggi non nessun desiderio e interesse per tutto ciò;mi sento pigra e stanca,solo i ricordi mi danno gioia.Mio adorato,non so perchè ho aspettato tanto per dirti che ti amavo.Volevo essere sicura e non dire parole facili,vuote.Ma ora mi sembra che l'amore sia sempre stato lì,fin dall'inizio.In ogni caso ora c'è e fa male al cuore.
Sono felice di essere tanto infelice,perchè so che anche tu sei infelice ed è dolce sentirsi parte della stessa infelicità.Con te il piacere era amore e ora anche il dolore è amore.conosceremo la gioia d'incontrarci di nuovo.Lo voglio,ne ho bisogno e così sarà.aspettami.Io ti aspetterò.Ti amo più di come ti ho detto e forse di come sai.Ti scriverò spessissimo.Fallo anche tu..........era così bello quando mi baciavi. Ti amo.



venerdì 15 aprile 2011

La Finestra di fronte - Scena finale (lettera di Giovanna a Davide)

Eduardo a Ottilia




Mentre leggi questa lettera, mia adorata,io sono qui vicino. Non avere paura,non inorridire:da me non devi temere nulla.Non voglio costringerti.Non mi vedrai,a meno che tu non lo permetta.



pensa anzitutto alla tua situazione,alla mia.Come ti sono grato di non volere fare un passo decisivo!ma anche così è importante.non farlo! Qui,giunta a una sorta di bivio,rifletti ancora:puoi essere mia,vuoi essere mia?Oh, sarebbe un dono grande per tutti,e per me incommensurabile!



Lascia che ti riveda,che ti riveda con gioia.Lascia che ti porga con la mia voce la bella domanda,e rispondimi con la tua bella persona.Sul mio petto,Ottilia! Dove hai già posato,dove hai il tuo posto per sempre.









Eduardo a Carlotta


Il male che ci ha colti,mia cara,può essere medicabile oppure no,ma una cosa soltanto io sento,che per non piombare immediatamente nella disperazione,bisogna che a me,a noi tutti,sia concessa una tregua. Ora che mi sacrifico,ho facoltà di esigere.Io lascio la mia casa e tornerò soltanto se vi saranno prospettive più favorevoli e serene.Tu in casa resti,ma insieme ad Ottilia.Voglio saperla con te,non tra gli estranei.abbine cura,trattala come sempre,come sino ad oggi,anzi ancora più affettuasamente,con amicizia,con tenerezza.Io prometto di non cercare con Ottiliaa relazione segreta.Lasciatemi piuttostoper un pò senzaotizie vostre,penserò che tutto vada per il meglio: e voi pensate così per me. solo,e te ne scongiuro nel modo più caldo,più pressante,non tentare di sistemare altrove Ottilia,in un ambiente diverso.Fuori dalle cinta del tuo castello,del tuo parco,lei appartiene a me e io me ne impadronirò. Ma se rispetterai il mio sentimento,i miei desideri,i miei affanni,se avrai indulgenza per i miei sogni,per le mie speranze,io non contrasterò la guarigione,se appena mi si presenterà.


Carlotta a Eduardo



Ricorda le ore notturne,qundo,in modo avventuroso,visitasti tua moglie come un amante,l'attirasti irresistibilmente a te,la stringesti tra le braccia come l'amata,la sposa.Veneriamo in questa singolare circostanza la volontà del cielo,che ha disposto,per il nostro rapporto,un nuovo vincolo,nel momento in cui la nostra felicità rischia di sfasciarsi e di dileguare.

martedì 12 aprile 2011

Juliette Drouet a Victor Hugo


Faccio tutto ciò che posso perchè il mio amore non ti disturbi, ti guardo di nascosto, ti sorrido quando non mi vedi. Poso il mio sguardo e la mia anima ovunque vorrei posare i miei baci: sui tuoi capelli, sulla tua fronte, sui tuoi occhi, sulle tue labbra, ovunque le carezze abbiano libero accesso.

Ancora Juliette a Victor:
Se tu sapessi quanto ti bramo, quanto il ricordo dell'ultima notte mi lascia delirante di gioia e straripante di desiderio. Quanto bramo darmi interamente a te nell'estasi del tuo dolce respiro e di quei baci che dalle tue labbra mi colmano di piacere! Ho bisogno del tuo amore come pietra angolare della mia esistenza. E' il sole che soffia la vita in me.

venerdì 8 aprile 2011

Da Enrico VIII ad Anna Bolena


Riflettendo sul contenuto delle vostre lettere, mi sono procurato una grande agonia; non sapendo come interpretarle, se a mio svantaggio, come si può vedere in alcune righe, o a mio vantaggio in altre. Vi scongiuro con tutto il mio cuore di Lasciarmi conoscere appieno le vostre intenzioni sul nostro amore; la necessità mi costringe a pietire da voi una risposta, essendo stato colpito da più di un anno dal dardo dell'amore, e non sapendo se ho fallito oppure ho trovato un posto nel vostro cuore e nei vostri affetti, il che mi ha certamente trattenuto per un periodo dal chiamarvi mia amante, dal momento che se VOI mi amate solo di un amore comune questo termine non vi si addice, visto che rappresenta una posizione eccezionale; ma se vi piace assolvere al dovere di una vera, leale amante e amica, e darvi (anima e corpo) a me, che sono stato, e sempre sarò, il vostro servitore leale (se il vostro rigore non me lo impedirà), vi prometto che non solo il nome vi sarà dovuto, ma anche che vi prenderò come mia unica amante, allontanando tutte le altre salvo voi stessa dal mio cuore e dalla mia mente, che servirà voi sola; vi prego di dare una risposta completa a questa goffa lettera, di dirmi fino a che punto e in che cosa posso sperare; e se non vi piacesse rispondermi per iscritto, di indicarmi qualche luogo dove io possa avere una risposta a voce, luogo che io cercherò con tutto il mio cuore. Non vado oltre per paura di annoiarvi. Scritto dalla mano di colui che vorrebbe rimanere vostro.

lunedì 4 aprile 2011

da Giovanni Verga a Dina


Tante, tante cose ti vorrei dire che mi si affollano alla mente e mi gonfiano in cuore e che diventano fredde e sciocche nella carta. Questo solo ti dico, che ti ho ancora e sempre dinanzi agli occhi, e ti accompagnano in ogni ora della tua giornata, e sento che mi manca la più cara e la miglior parte di me stesso. Come hai fatto a prendermi così? Quel viaggio che ho rifatto da solo, dopo averlo fatto insieme a te è stato una gran tristezza; ogni luogo, ogni pietra che abbiamo visto insieme mi ritorna dinanzi, e mi lega. Le parole, gli atti, il tono della voce. Le parole che non dicesti e quelle che non osai dirti. L'ombra che ti fuggiva nella fronte e gli occhi che guardavano lontano. Ancora non mi dà pace di aver perduto questi giorni che avrei potuto passare ancora insieme a te, o vicino a te. E se non fosse la certezza di far pensare che son matto, farei il ballo del ritorno anche per un sol giorno. Beata te che sei così giudiziosa ed equilibrata! Vedi che un po' d'equilibrio l'hai dato anche a me! Però domani sera voglio essere a Milano, senz'altra dilazione e vuol dire che lontani per lontani guarderò almeno il posto dove ti vedevo passare dalla finestra. Che sciocchezze, eh? Ebbi la tua lettera come una carezza. Ma l'avevo aspettata tanto che sono andato ad aspettarla anche all'arrivo del corriere dall'Italia. Scrivimi al "Continentale" dal giorno del tuo arrivo. Io non mi permetto di darti dei consigli, ma penso che se non potessi trovare l'alloggio per cui hai telegrafato, non sarebbe poi la fine del mondo se tu andassi all'albergo fin che avessi trovato di collocarti bene. Ti bacio quelle mani che mi attirano e mi tengono stretto. 

domenica 3 aprile 2011

CHARLES BAUDELAIRE PER JEANNE DUVAL


CHARLES BAUDELAIRE PER JEANNE DUVAL Un emisfero in una chioma Lasciami respirare a lungo, a lungo, l’odore dei tuoi capelli. affondarvi tutta la faccia, come un assetato nell’acqua di una sorgente, e agitarli con la mano come un fazzoletto odoroso, per scuotere dei ricordi nell’aria. Se tu sapessi tutto quello che vedo! tutto quello che sento! tutto quello che intendo nei tuoi capelli! La mia anima viaggia sul profumo come l'anima degli altri viaggia sulla musica. I tuoi capelli contengono tutto un sogno, pieno di vele e di alberature: contengono grandi mari, i cui monsoni mi portano verso climi incantevoli, dove lo spazio è più bello e più profondo, dove l’atmosfera è profumata dai frutti. dalle foglie e dalla pelle umana. Nell’oceano della tua capigliatura, intravedo un porto brulicante di canti malinconici, di uomini vigorosi di ogni nazione e di navi di ogni forma, che intagliano le loro architetture fini e complicate su ün cielo immenso dove si abbandona il calore eterno. Nelle carezze della tua capigliatura, io ritrovo i languori delle lunghe ore passate su un divano, nella camera di una bella nave, cullate dal rullio impercettibile del porto, tra i vasi da fiori e gli orcioli che rinfrescano. Nell’ardente focolare della tua capigliatura, respiro l’odore del tabacco, confuso a quello dell’oppio e dello zucchero: nella notte della tua capigliatura, vedo risplendere l’infinito dell'azzurro tropicale; sulle rive lanuginose della tua capigliatura, mi inebrio degli odori combinati del catrame, del muschio e dell’olio di cocco. Lasciami mordere a lungo le tue trecce pesanti e nere. Quando mordicchio i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare dei ricordi.

sabato 2 aprile 2011

Zelda e Francis


Scott, sei proprio spaventosamente sciocco - In primo luogo, non ho dato a nessuno il bacio d’addio, e in secondo luogo, nessuno è partito - tu sai, tesoro, che ti amo troppo per volerlo. Se avessi un onesto - o disonesto - desiderio di baciare solo una o due persone, lo farei - ma non potrei mai volerlo - la mia bocca è tua. Supponi che io lo faccia - sai che non conterebbe assolutamente nulla - perché non puoi capire che niente significa niente eccetto la tua cara persona e il tuo amore? - Desidererei che ci affrettassimo e che io fossi tua cosi sapresti - Qualche volta quasi dispero di farti sentire sicuro - così sicuro che nulla ti potrebbe mai far dubitare come dubito io. Zelda Sayre (1900-1948) e Scott Fitzgeraldsi sposano nel 1920. Con il loro aspetto dorato, talento efascino diventano il simbolo dell'età del Jazz. Nel 1929 il matrimonio si sta sfaldando: Zelda ha ilprimo dei suoi numerosi crolli nervosi; Scott beve sempre di pill. Egli muore nel 1940 per un attacco di cuore, Zelda nel 1948 per un incendio nell’ospedale dove si trova ricoverata.

venerdì 1 aprile 2011

Per sempre tuo(di O.W)



Mio carissimo ragazzo, questo è per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sarà tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicità e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiché la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta e l' incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il caro *** mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi rassicurato: che a mia madre non mancherà mia niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice. Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l'Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana. Non esporti all' Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfù o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita sarebbe più dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos'è l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero. Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perchè la natura di quell' amore non è stata compresa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi dà coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti così che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Così potrò comunicare con te. Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e più amabile. Oh! aspettami! aspetta mi! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale Oscar