martedì 19 luglio 2016

Franco Battiato - L'addio - Fleurs 2 2008





Con la fine dell'estate come in un romanzo l'eroina visse veramente prigioniera. Con te dietro la finestra guardavamo le rondini sfrecciare in alto in verticale ogni tanto un andare via.quilone nell'aria curva dava obliquità a quel tempo che lascia andare via, che lascia Gli idrogeni nel mare dell'oblio. Da una crepa sulla porta ti spiavo nella stanza un profumo invase l'anima e una luce prese posto sulla cima delle palme. Con te dietro la finestra guardavamo le rondini sfrecciare in alto in verticale lungo strade di campagna stavamo bene per orgoglio non dovevi lasciarmi andare via, lasciarmi andare via. Ogni tanto un aquilone nell'aria curva dava obliquità a quel tempo che lascia andare via, che lascia andare via gli idrogeni nel mare dell'oblio. Quando me ne andai di casa finsi un'allegria ridicola dei ragazzi uscivano da scuola. Dietro alla stazione sopra una corriera. L'addio

Agnese e Paolo Borsellino








Agnese Piraino Leto scrisse una toccante lettera al marito Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia nel luglio 1992 in occasione del ventesimo anniversario della strage di via d'Amelio.


 "Caro Paolo, da venti lunghi anni hai lasciato questa terra per raggiungere il Regno dei cieli, un periodo in cui ho versato lacrime amare; mentre la bocca sorrideva, il cuore piangeva, senza capire, stupita, smarrita, cercando di sapere. Mi conforta oggi possedere tre preziosi gioielli: Lucia, Manfredi, Fiammetta; simboli di saggezza, purezza, amore, posseggono quell'amore che tu hai saputo spargere attorno a te, caro Paolo, diventando immortale. Hai lasciato una bella eredità, oggi raccolta dai ragazzi di tutta Italia; ho idealmente adottato tanti altri figli, uniti nel tuo ricordo dal nord al sud - non siamo soli. Desidero ricordare: sei stato un padre ed un marito meraviglioso, sei stato un fedele, sì un fedelissimo servitore dello Stato, un modello esemplare di cittadino italiano, resti per noi un grande uomo perché dinnanzi alla morte annunciata hai donato senza proteggerti ed essere protetto il bene più grande, "la vita", sicuro di redimere con la tua morte chi aveva perduto la dignità di uomo e di scuotere le coscienze. Quanta gente hai convertito!!! Non dimentico: hai chiesto la comunione presso il palazzo di giustizia la vigilia del viaggio verso l'eternità, viaggio intrapreso con celestiale serenità, portando con te gli occhi intrisi di limpidezza, uno sguardo col sorriso da fanciullo che noi non dimenticheremo mai. In questo ventesimo anniversario ti prego di proteggere ed aiutare tutti i giovani sui quali hai sempre riversato tutte le tue speranze e meritevoli di trovare una degna collocazione nel mondo del lavoro. Dicevi: 'Siete il nostro futuro, dovete utilizzare i talenti che possedete, non arrendetevi di fronte alle difficoltà'. Sento ancora la tua voce con queste espressioni che trasmettono coraggio, gioia di vivere, ottimismo. Hai posseduto la volontà di dare sempre il meglio di te stesso. Con questi ricordi tutti ti diciamo 'grazie Paolo'".

domenica 17 luglio 2016

David Bowie - Letter To Hermione (with lyrics)




“La mano che scrive questa lettera è la stessa che accarezza e sistema il tuo cuscino così puoi adagiare la testa e scivolare in un sogno prezioso non mi importa altro che di te strappo la mia anima per fermare il dolore io credo che tu senta la stessa cosa cosa possiamo fare? così scrivo questa lettera per te dicono che tu risplendi come se fossi una persona nuova ma qualcosa mi dice che ti nascondi mentre il mondo stanco è al caldo tu piangi nel buio, bè anch’io ma capisco che qualcosa non va lui si prende cura di te e ti fa stare veramente bene e quando lui è forte, è forte per te e quando ti bacia è qualcosa di nuovo ma hai mai pronunciato il mio nome per errore Non sono proprio sicuro di cosa dovremmo fare Dicono che la tua vita vada avanti bene Non sono proprio sicuro di sapere cosa dovresti dire Lui ti fa ridere, ti porta fuori in grande stile Non sono proprio sicuro di sapere cosa dovrei fare quindi scriverò un po’ d’amore per te”.

martedì 12 luglio 2016

Eu sei que vou te amar - Bebo & Cigala




Perché io sono il grande intimo della notte perché ho accostato il mio viso al viso della notte ed ho sentito il tuo bisbiglo amorosoed ho portato fino a me la misteriosa essenza del tuo abbandono disordinatoio resterò solo come veliero nei porti silenziosi ma ti possiederò più di chiunque perché potrò partiree tutti i lamenti del mare del vento del cielo degli uccelli delle stelle saranno la tua voce presentela tua voce assente


lunedì 11 luglio 2016

RobertoVecchioni - Mi manchi (Live @RSI 1984)



E mi manchi, mi manchi, mi manchi

Ma finchè canto ti ho davanti
Gli anni sono solo dei momenti
Tu sei sempre stata qui davanti

martedì 24 maggio 2016

Non siamo personaggi, siamo storie – Mr Gwin, A. Baricco




Le storie non sono ritratti. – Jasper Gwyn pensava di sì. Un giorno, che eravamo seduti in un parco, mi spiegò che tutti abbiamo una certa idea di noi stessi, magari appena abbozzata, confusa, ma alla fine siamo portati ad avere una certa idea di noi stessi, e la verità è che spesso quell’idea la facciamo coincidere con un certo personaggio immaginario in cui ci riconosciamo. – Tipo? Rebecca ci pensò un po’. – Tipo uno che vuole tornare a casa ma non trova più la strada. O un altro che vede le cose sempre un attimo prima degli altri. Cose così. È quanto riusciamo a intuire di noi. – Ma è idiota. – No. È impreciso. Il vecchietto la fissò. Si vedeva che gli andava proprio di capire. – Jasper Gwyn mi ha insegnato che non siamo personaggi, siamo storie, disse Rebecca. Ci fermiamo all’idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio. Siamo il bosco dove cammina, il cattivo che lo frega, il casino che c’è attorno, tutta la gente che passa, il colore delle cose, i rumori. Riesce a capire? – No. – Lei fa lampadine, le è mai successo di vedere una luce in cui si è riconosciuto? Che era proprio lei? Il vecchietto si ricordò di un lampioncino acceso sulla porta di un cottage, anni prima. – Una volta, disse. – E allora può capire. Una luce è giusto uno spicchio di una storia. Se c’è una luce che è come lei, ci sarà anche un rumore, un angolo di strada, un uomo che cammina, molti uomini, o una donna sola, cose del genere. Non si fermi alla luce, pensi a tutto il resto, pensi a una storia. Riesce a capire che esiste, da qualche parte, e che se lei la trovasse, quello sarebbe il suo ritratto? Il vecchietto fece un gesto dei suoi. Assomigliava a un vago sì. Rebecca sorrise. – Jasper Gwyn diceva che tutti siamo qualche pagina di un libro, ma di un libro che nessuno ha mai scritto e che invano cerchiamo negli scaffali della nostra mente. Mi disse che quello che cercava di fare era scrivere quel libro per la gente che andava da lui. Le pagine giuste. Era sicuro di poterci riuscire. Gli occhi del vecchietto sorrisero. – E ci riusciva? – Sì. – Come faceva? – Li guardava. Per molto tempo. Finché vedeva in loro la storia che erano. – Li guardava e basta. – Sì. Ci parlava un po’, ma poco, e una volta sola. Più che altro lasciava che il tempo passasse su di loro portandosi via un sacco di cose, poi trovava la storia. – Storie di che genere? – C’era di tutto. Una donna che cerca di salvare il figlio da una condanna a morte. Cinque astronomi che vivono solo di notte. Cose così. Ma giusto un frammento, una scena. Bastava. – E la gente alla fine si riconosceva. – Si riconoscevano nelle cose che accadevano, negli oggetti, nei colori, nel tono, in una certa lentezza, nella luce, e anche nei personaggi, certo, ma in tutti, non in uno, in tutti, simultaneamente – sa, siamo un sacco di cose, noi, e tutte insieme. Il vecchietto ridacchiò, però in un modo bello, gentile. – È difficile crederle, disse. – Lo so. Ma le assicuro che era così. Esitò un attimo. Poi aggiunse una cosa che le parve di capire proprio in quell’istante. – Quando fece a me il ritratto, io lo lessi, alla fine, e c’era un paesaggio, a un certo punto, quattro righe di un paesaggio, e io sono quel paesaggio, mi creda, io sono tutta quella storia, sono il suono di quella storia, il passo e l’atmosfera, e ogni personaggio di quella storia, ma con un’esattezza sconcertante sono perfino quel paesaggio, lo sono sempre stata, e lo sarò per sempre. Il vecchietto le sorrise. – Sono sicuro che era un paesaggio bellissimo. – Lo era, disse Rebecca. Fu il vecchietto, alla fine, ad andare verso di lei, per salutarla. Rebecca gli strinse la mano e si accorse di farlo con cautela, come anni prima era solita fare con Jasper Gwyn.

mercoledì 23 dicembre 2015

Non ti salvare – Mario Benedetti



Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare la gioia
non amare con noia
non ti salvare adesso
né mai
non ti salvare
non riempirti di calma
non appartare del mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi
non restare senza labbra
non t’addormentare senza sonno
non pensarti senza sangue
non ti giudicare senza tempo
però se
malgrado tutto
non puoi evitarlo
e congeli la gioia
e ami con noia
e ti salvi adesso
e ti riempi di calma
e apparti del mondo
solo un angolo tranquillo
e lasci cadere le palpebre
pesanti come giudizi
e ti asciughi senza labbra
e ti addormenti senza sonno
e ti pensi senza sangue
e ti giudichi senza tempo
e resti immobile
al bordo della strada
e ti salvi
allora non restare con me.

domenica 22 novembre 2015

-Epistolario-- Dora Di Cara




Il tuo scritto è una carezza, per me, risponde al mio bisogno. Eppure temo le mie emozioni per te, le sento straripare dentro e le trattengo. Temo tu possa sentire come obbligo il rispondermi, telefonarmi. Non vorrei vedere sul tuo viso lampi di sofferenza. Con paura li immagino, sono i miei fantasmi. La lontananza è feroce, distorce morde ferisce. Vedi come sono matta? Basta un tuo pensiero perchè si apra la diga ed io ti travolga quasi con onde di parole e pensieri. Ma sii tranquillo, li trattengo dentro me per non pesare, ferire. Oltre ciò che vivi. Questa volta non mi scuso, ti mando un bacio, invece. Accettalo.

domenica 28 giugno 2015

da Brian Keith a Dave




La seguente lettera d' amore è stata scritta da Brian Keith a Dave, un commilitone che conobbe e di cui si innamorò nel 1943 mentre era di stanza nel nord dell’Africa. La lettera è stata vergata nel giorno del loro anniversario ed è stata pubblicata per la prima volta nel settembre del 1961 dalla rivista One, una delle riviste pioniere nel mondo gay che iniziò a essere pubblicata nel 1953
Un anello e una promessa fatta. Sono ricordi di una notte in cui pioveva a catinelle e di due soldati inzuppati sono un albero solitario nella pianura africana… Ricordi di una notte fredda e ventosa che ci ha fatto entrare in un teatro e addormentarci nascosti dietro le quinte, stretti tra le nostre braccia, e ricordi del sussulto che ci ha fatto svegliare e scoprire che miracolosamente nessuno ci aveva scoperti… Sono ricordi della felicità di quando ci dissero che saremmo tornati a casa e della devastazione che provammo quando sapemmo che non saremmo tornati insieme. Un caldo addio su una spiaggia isolata sotto il morbido cielo stellato di una notte africana e le lacrime che non smettevano di scendere mentre ero sul molo e vedevo la tua nave allontanarsi all’orizzonte. Giurammo che saremmo stati insieme di nuovo “a casa”, ma il destino ne sapeva più di noi. Non sei mai arrivato a casa. E per questo, Dave, spero che là dove tu sei, questi ricordi ti siano preziosi come lo sono per me.Buona notte, dormi bene, amore mio. 
Brian Keith

venerdì 24 aprile 2015

"Lettera non spedita" di Daniele Riva








Carissima Eleonora,
ti ho vista ieri pomeriggio davanti all’Arena. Eri appena scesa dal 2 e controllavi l’orologio, probabilmente avevi un appuntamento: andavi di fretta. Vestita di nero eri ancora più bella, le braccia nude abbronzate, i capelli raccolti come quando andavamo al mare la domenica. Ti guardavo camminare sui tacchi alti, attenta che non si incastrassero nei binari del tram: avevi un modo così signorile, così nobile, di muoverti. Mi hai ricordato cosa mi ha fatto innamorare di te quel giorno di fine maggio: la tua grazia. E la tua bocca dolce, dove un tempo morivano tutti i miei guai.
Sto bevendo un bicchiere di Pinot grigio adesso e il suo sapore mi fa ripensare a quella volta che siamo stati ad Alassio, ri¬vedo le luci gialle della sera, i pitosfori, le palme. Rivedo le nostre sere e i nostri luoghi: l’hotel, la gelateria vestita di luci azzurre, il muretto, la spiaggia stretta a ridosso della strada... Forse fu in quei giorni che l’amore tra noi ebbe la sua massima intensità. L’amore a due, intendo. Perché la massima intensità quell’amore ce l’ha adesso, in me solo. È divampato come un fuoco alimentato dal vento appena ti ho rivista. Era una brace che da sempre covava in me ed è bastato un nulla a ridarle vigore.
Tu eri lì, dall’altro lato della strada, a una decina di metri da me, elegante ed altera. Il traffico di automobili e furgoni fluiva per Via Legnano: ho avuto la tentazione di scansare auto per auto, gettarmi verso di te. Ho avuto l’idea di gridare il tuo nome: ti saresti voltata, mi avresti individuato tra la gente in attesa al semaforo. Mi avresti sorriso, probabilmente. O avresti fatto finta di niente, magari solo un fugace cenno di saluto. Ma nulla di tutto ciò: sono rimasto muto, fermo ad aspettare il verde. E magari bastava che ti chiedessi di te, bastava che ti invitassi a bere un caffè per ricordare i bei tempi… Non so se mi sia mancato il coraggio o se mi sia venuta meno la voglia, stregata dai ricordi o dall'impossibilità di risvegliare il passato.
Tornato a casa ho trovato i miei ricordi boccheggianti come pesci rossi sfuggiti a una boccia di vetro: li ho rimessi nell’acqua e ho scoperto di non amare te, ma il tuo rimpianto.









Ringrazio Daniele per la gentile concessione di questa splendida lettera, pubblicata sul sito "Nom de plume"di Giugno

Lettere d'amore imprigionate






Se la mia vita ricominciasse la cambierei, verrei a cercarti da bambino e crescerei insieme a te, non commetterei gli stessi errori, non sarei di altre donne e scoprirei con te tutte le gioie. I miei occhi non cercherebbero ed io avrei quello che bramo. Se la mia vita ricominciasse i figli sarebbero i tuoi con il tuo viso, la dolcezza, il temperamento. Ogni notte ti starei accanto e il giorno colmerei di te, respirerei il tuo profumo e t’inebrierei d’amore, mi nutrirei del tuo corpo e attenderei la vecchiaia incrociando le dita delle mani con le tue. Se la mia vita ricominciasse sarebbe la tua vita. Fai ciò che vuoi di quello che rimane.
 Claudio Nocera, San Vittore




giovedì 26 marzo 2015

Lettera dalla Resistenza Bruno Frittaion (Attilio) a Edda













31 gennaio 1945

Edda
voglio scriverti queste mie ultime, e poche righe. Edda, purtroppo sono le ultime si, il destino vuole così, spero ti giungano di conforto in tanta triste sventura.
Edda, mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l'idea che c'è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l'idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.
Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell'amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti.
Addio Edda







Lettera di George Sand ad Alfred de Musset



No, mio caro, queste tre lettere non sono l’ultima stretta di mano
dell’amante che ti lascia, è l’abbraccio del fratello che ti resta.
Questo sentimento è troppo bello, troppo puro e troppo
dolce perché io non provi mai il bisogno di finire con lui.
Che il mio ricordo non avveleni nessuna delle gioie della tua vita,
ma non lasciare che queste gioie distruggano e rovinino il mio ricordo.
Sii felice, sii amato.
Come non potresti esserlo? Ma guardami da un piccolo angolo
segreto del mio cuore e scendi lì nei tuoi giorni di tristezza
per trovare lì una consolazione o un incoraggiamento.
Ama dunque, mio Alfred, ama più che puoi.
Ama una donna giovane, bella e che non abbia ancora amato,
trattala bene, e non la fare soffrire.
Il cuore di una donna è una cosa così delicata
Quando non è un ghiaccio o una pietra!
Io credo che non esista una via di mezzo nel tuo modo di amare.
La tua anima è fatta per amare ardentemente, o per seccarsi tutta in una volta.
Tu l’hai detto cento volte, e tu hai avuto modo di smentire
Ma nulla, nulla ha sminuito questa tua affermazione,
Non c’è al mondo nulla che valga se non l’amore.
Forse tu mi hai amato con pena,
per amare un’altra con abbandono.
Forse quella che verrà ti amerà meno di me,
e forse sarà più felice
e più amata.
Forse il tuo nuovo amore sarà più romantico e più giovane.
Ma il tuo cuore, il tuo buon cuore, non lo proteggere, te ne prego.
Che si metta tutto intero
In tutti gli amori della tua vita,
fino a quando un giorno tu possa guardare indietro
e dire come me, io ho sofferto spesso,
mi son sbagliata qualche volta
Ma io ho amato

Jean-Jacques Rousseau a Sophie d'Houdetot




Vieni, Sophie, che io possa torturare il tuo cuore ingiusto al fine che io, da parte mia, possa essere spietato nei tuoi confronti.
Perché ti dovrei risparmiare, visto che tu mi derubi della ragione, dell'onore, e della vita ?
Perché dovrei permetterti di passare in pace i giorni che tu a me rendi insopportabili ! - Ah, saresti stata molto meno crudele se avessi infilato una spada nel mio cuore, invece del dardo fatale, che mi uccide.
Guarda quello che ero e quello che sono ora ; guarda come mi hai umiliato. Quando ti degnasti di essere mia, ero più di un uomo ; da quando mi hai allontanato, sono il più piccolo dei mortali.
Ho perso tutto: ragione, consapevolezza, coraggio ; in una parola, tu mi hai portato via tutto. Come puoi decidere di distruggere il tuo stesso operato ? Come osi considerare indegno di stima colui che una volta onoravi con la tua grazia ? Ah, Sophie, ti prego, non aver vergogna di un amico che una volta favorivi.
Per il tuo onore, ti domando di rendermi me stesso. Non sono io una tua proprietà ? Non hai preso tu possesso di me ? Questo non lo puoi negare, e siccome io appartengo a te a dispetto di me e di te, lascia almeno che io meriti di essere tuo.
Pensa a quegli anni di felicità, che per mia tortura, non potrò mai dimenticare. Quella fiamma invisibile dalla quale io ricevetti una seconda vita, più preziosa, ha restituito alla mia anima e ai miei sensi tutto il vigore della gioventù. Il bagliore dei miei sentimenti mi ha innalzato a te.
Quanto spesso non fu il tuo cuore, colmo di amore per un altro, toccato
dalla passione del mio.Quanto spesso mi dicesti nel bosco vicino alla cascata: << Sei l'amante più tenero che possa immaginare; no, mai un uomo ha amato come te !>>.
Che trionfo per me una tale confessione dalle tue labbra ! Si, era vero !
era degno della passione dalla quale domandavo cosi ardentemente, che ti facesse ricettiva, e con la quale desideravo destare in te una compassione che ora rimpiangi cosi amaramente.
O Sophie ! dopo tutti i dolci momenti il pensiero di una rinuncia totale è terribile per colui che si addolora profondamente di non potersi identificare con te. Cosa ! I tuoi occhi teneri non si abbasseranno più davanti al mio sguardo con quel riserbo dolce, che mi intossicava di desiderio sensuale. Non avvertirò più quel brivido, celestiale fuoco che divora, che rende pazzi, che è più rapido del lampo....
Oh, momento inesprimibile !!
Quale cuore, quale Dio può resisterti dopo averti sperimentato ?


Jean-Jacques Rousseau ( 1712 - 1778 ) ha quarantacinque anni quando incontra la contessa d'Houdetot, amante del suo amico Saint Lambert.
Per tre mesi è una passione sconvolgente, poi lei ha il timore di essere scoperta e la relazione diventa un sordido affare di delusioni, sensi di colpa e imbarazzi, con Rousseau che tenta disperatamente di non lasciare tracce. Più tardi egli dirà che essa era stata il primo e l'unico amore della sua vita